Compositori
Switch to English

Alessandro Stradella

Voce
Soprano
Violino
Basso
Alto
String ensemble
Violoncello
Tenore
Cornetto
Viola
Musica sacra
Cantate
Secular cantatas
Sacred oratorios
Oratorio
Sinfonia
Mottetto
Canzone
Sacred cantatas
Duetto
per alfabeto
Trio Sonata in D minor (Trio Sonata in re minore)Sinfonia in A minor (Sinfonia in la minore)La forza dell'amor paterno, G.2.1/3Sinfonia in F major (Sinfonia in fa maggiore)S. Giovanni Battista, G.3.3Crocifissione e morte di N. S. Gesù ChristoIl BarcheggioAve Regina coelorumQual prodigio è ch’io miri?, G.1.4/17Ti seguirò con l'almaCare Jesu (Cura Jesu)Sonata à 6Lamentatione per il Mercoledì SantoO vos omnesTantum ergoRegole del Contrapunto6 Sinfonias12 SinfoniasExultate in DeoAhi che posar non puote, G.4.2/1Dixit Angelis suisLa dolcissima speranza, G.4.2/7Surge, cor meumEt egressus est a filiaIl CorisperoSistite sidera caeli motus ostiamini, G.6.2/13Ester, liberatrice del popolo ebreoSanta PelagiaS. Editta, vergine e monaca, regina d’InghilterraS. Giovanni GrisostomoLa Circe7 Cantatas, I-MOe Mus.G.207Madrigali à 3 e 5 voci, I-MOe Mus.F.1154Solca il marDove l'ali spiegateVarie cantate à più voci, I-MOe Mus.F.1153La SusannaLe gare dell'amor eroico, G.2.1/4Mottetti, I-MOe Mus.F.1143O SalutarisQuel tuo petto di diamante, G.1.2/9Sinfonia a tre
Wikipedia
Antonio Alessandro Boncompagno Stradella (Bologna, 3 luglio 1643 – Genova, 25 febbraio 1682) è stato un compositore italiano di epoca barocca.
Fu battezzato il 1º agosto 1643 con il nome di Antonio Alessandro Boncompagno. Proveniva sicuramente da una famiglia nobile originaria di Fivizzano nella Lunigiana, che si era stabilita a Nepi nella seconda metà del XVI secolo, dopo che nel 1575 Alessio Stradella, un prozio del compositore, vi era stato nominato vescovo.
Il padre Marcantonio era cavaliere dell'Ordine di Santo Stefano, un ordine militare con compiti di difesa della costa del granducato di Toscana, cui erano ammessi i nobili di origine toscana. Nel 1609 aveva curato la pubblicazione del Libro primo de madrigali a cinque voci di Giovanni Girolamo Kapsperger (Roma, Pietro Manelfi, 1609). La madre, Vittoria Bartoli, di nobile famiglia orvietana, era la seconda moglie di Marcantonio.
Il fatto che Stradella sia nato a Bologna dipende dalle vicende biografiche del padre. Nel 1642, dopo aver ricoperto diverse cariche pubbliche a Nepi, Marcantonio Stradella aveva lasciato la cittadina laziale per trasferirsi a Vignola, per assumervi la carica di governatore per conto del principe Ugo Boncompagni. Della sua permanenza quale governatore è rimasta traccia nella Sala del Padiglione (o del Talamo) nella rocca di Vignola, dove si vede ancor oggi il suo stemma dipinto. Da qui si ritirò nel castello di Monfestino di Serramazzoni, per sfuggire all'assedio delle truppe papali durante la guerra di Castro, ma nel 1643 fu destituito dall'incarico e nel 1648 morì. La nascita a Bologna di Stradella è confermata dallo stato delle anime della parrocchia di S. Eustachio del 1659 e da due atti notarili del 1664 e del 1682.
Le prime notizie documentate su Stradella ce lo mostrano a Roma, dove tra il 1652 e il 1660 vive con la madre, Vittoria Bartoli, vedova, e il fratello Stefano nel palazzo del duca Ippolito Lante Della Rovere e di sua moglie Maria Cristina Altemps. Alessandro e Stefano figurano come paggi del duca e la madre come «donna della duchessa». I rapporti della famiglia con gli Altemps risalivano a molti anni prima, quando nel 1626 il duca Pietro Altemps era stato padrino di battesimo di Giovan Battista, primo figlio di Vittoria e Marcantonio Stradella. I rapporti di Stradella con questa famiglia sono testimoniati ancora dal mottetto dialogico Pugna certamen che il compositore scrisse più tardi, nel 1675, Per la monacazione della signora Angelica Lanti, chiamata s[uor] Maria Cristina nella religione, figlia dei duchi Lante Della Rovere.
Nel febbraio 1667 dall'arciconfraternita del SS. Crocifisso di S. Marcello gli venne commissionato per il secondo venerdì di quaresima un oratorio su testo latino di Giovanni Lotti, di cui si ignora il titolo.
Nel maggio 1668 compose la cantata a tre voci La Circe, su testo di Giovanni Filippo Apolloni, fatta eseguire nella villa del Belvedere a Frascati da Olimpia Aldobrandini Pamphilj, principessa di Rossano, per celebrare il cardinalato di Leopoldo de' Medici.
Collaborò agli allestimenti di opere nel palazzo Colonna in Borgo, componendo i prologhi per Il Girello di Jacopo Melani (1668) e L'empio punito di Alessandro Melani. Più tardi collaborò alle stagioni del teatro Tordinona, componendo prologo e due intermedi per lo Scipione africano di Francesco Cavalli (1671); prologo e alcune arie sostitutive per il Giasone di Cavalli (1671); i prologhi per la Dori overo la schiava infedele e il Tito di Antonio Cesti (1672).
A quegli stessi anni risale La Laurinda ovvero Il Biante, commedia in parte cantata in parte recitata, commissionatagli probabilmente per il matrimonio tra Egidio Colonna e Tarquinia Altieri nel febbraio 1672.
Nell'agosto 1674 su commissione del principe Gaspare Altieri compose la serenata Il duello («Vola, vola in altri petti»), su testo di Sebastiano Baldini, eseguita in onore della regina Cristina di Svezia. La stessa regina gli commissionò anche la cantata o accademia per musica Il Damone o La forza delle stelle («Or che l'alme ristaura») su testo ancora di Baldini.
Al 1675 risale l'oratorio San Giovanni Battista, su testo dell'abate Gerardo Ansaldi, eseguito a San Giovanni dei Fiorentini nell'ambito di un ciclo di quattordici oratori commissionati dalla confraternita dei Fiorentini a Roma per la quaresima di quell'anno.
Nell'ottobre 1676 Stradella si trovò coinvolto in un intrigo, insieme al cantante Giovanni Battista Vulpio, suo amico, per aver cercato di combinare «un matrimonio indegno con una donna comune» di un parente del cardinale Alderano Cybo. Dapprima fu carcerato, ma poi fu rimesso in libertà.
All'inizio del 1677 fuggì a Venezia, contando probabilmente sulla protezione del gentiluomo veneziano Polo Michiel, suo estimatore. A Venezia il nobiluomo Alvise Contarini lo ingaggiò come insegnante di musica per la sua amante Agnese van Uffele. Ben presto tra Stradella e la donna nacque una relazione e i due fuggirono a Torino, dove vissero in due conventi separati, essendo in procinto di unirsi in matrimonio. Tuttavia, la sera del 10 ottobre 1677 Stradella venne accoltellato da due sicari verosimilmente inviati dal Contarini per vendicarsi. Stradella sopravvisse alle ferite infertegli dai sicari nell'aggressione, ma vide sfumare il matrimonio e la possibilità di essere assunto alla corte sabauda di Torino dalla reggente Maria Giovanna di Nemours.
All'inizio del 1678 si trasferì a Genova, dove fu accolto nella casa del nobile Franco Imperiali Lercaro, che insieme ad altri patrizi genovesi sovrintendeva al teatro del Falcone. Per questo teatro Stradella compose l'opera La forza dell'amor paterno, rappresentata nel novembre 1678, cui seguì nel carnevale 1679 Le gare dell'amor eroico, entrambe su libretto di Nicolò Minato. Per la stessa stagione di carnevale 1679 compose anche la commedia per musica Il Trespolo tutore, su libretto di Giovanni Cosimo Villifranchi, tratto da una commedia di Giovanni Battista Ricciardi.
Da Genova continuò a mantenere i contatti con Roma: nel maggio 1681 aveva ultimato la musica dell'opera Il moro per amore su commissione del principe romano Flavio Orsini, autore del libretto; l'opera però, a quanto pare, non fu mai eseguita.
Nel giugno 1681, in occasione delle nozze di Carlo Spinola e Paola Brignole, compose il cosiddetto Barcheggio, una serenata per tre voci e strumenti, eseguita sul mare davanti a Genova con il pubblico di nobili disposto su numerose barche. Per l'estate 1681 compose anche un'«operetta di cappa e spada di sei personaggi, da fare in villa e in mare», commissionatagli da alcuni nobili genovesi, della quale non si conosce il titolo.
Il 25 febbraio 1682 Stradella fu assassinato in Piazza Banchi a Genova, forse su mandato del nobile Giovan Battista Lomellini, che sospettava una relazione tra la sorella e il compositore, che le impartiva lezioni di musica. Il nobile genovese fu poi prosciolto dall'accusa per insufficienza di prove.
Scrisse almeno 7 opere, numerose cantate e oratori. Compose anche 27 pezzi strumentali, soprattutto per archi e basso continuo, generalmente sotto forma di sonate da chiesa.
Stradella fu tra i primi compositori a utilizzare la tecnica di orchestrazione del concerto grosso (contrapposizione fra concertino e tutti) che usò sia nella concertazione delle arie di oratori, opere e cantate, sia nei brani strumentali, come, per esempio, in una delle sue Sonate di viole.
In ordine alfabetico - secondo la numerazione del Catalogo McCrickard-Gianturco (1991)
Arie
Duetti
Terzetto
Musica da chiesa
Mottetti
Sonate per violino e basso continuo
Sonate a due
Sonate a tre
Sonate per grande organico
Musica per tastiera
LEGENDA:
con prologo
di Roma,
4 febbraio 1668
dramma di Jacopo Melani
Teatro Tordinona di Roma,
8 gennaio 1671 (2^ versione)
A Stradella è attribuito anche un Libro de' primi elementi, un vero e proprio manuale didattico per lo studio della musica.
Verosimilmente, la toccante storia delle sue sventure sarebbe oggi dimenticata, malgrado la reputazione che si fece col suo talento, se il medico Pierre Michon Bourdelot, suo contemporaneo, non ce l'avesse tramandata nelle memorie manoscritte che sono servite da base per la storia della musica scritta da suo nipote Bonnet.
Charles Burney pensa che Bonnet si sia ingannato dicendo, al principio della sua storia, che la repubblica di Venezia aveva invitato Stradella a scrivere per il teatro di questa città, perché nessun suo brano e nessuna sua composizione compare nel catalogo delle opere rappresentate a Venezia nel XVII secolo; tuttavia, è possibile che Stradella fosse stato ingaggiato per qualche opera di tal genere, ma che poi l'incidente che lo fece allontanare da Venezia non gli avesse permesso di completarla e di farla rappresentare. Sia quel che sia, ecco come Bourdelot riporta questa avventura e la sventurata fine di Stradella:
«Un uomo chiamato Stradella, famoso musicista, ch'era a Venezia ingaggiato dalla repubblica per comporre la musica delle opere, le quali sono considerevolmente importanti durante il carnevale, non affascinava per la sua voce, meno che per le sue composizioni. Un nobile veneziano, chiamato Pig*** aveva un'amante che cantava con molto gusto; volle che questo musicista le desse la perfezione nel canto e lo portò da lei, cosa assai contraria ai costumi gelosi dei veneziani. Dopo qualche mese di lezione, la scolara e il maestro provarono tanta simpatia l'uno per l'altra che decisero di andare insieme a Roma appena ne avessero avuto l'occasione, che non tardò ad arrivare per loro sventura. S'imbarcarono così una bella notte per Roma. Questa fuga gettò nella più nera disperazione il nobile veneziano che risolse, costasse quello che costasse, di vendicarsi con la morte di tutti e due. Mandò quindi a cercare due dei più celebri assassini che ci fossero allora a Venezia e convinse, con una somma di trecento pistole, i due ad andare alla loro ricerca per ucciderli, promettendo che avrebbe rimborsato tutte le spese del viaggio.
Questi, quindi, s'incamminarono per Napoli, dove, arrivati che furono, appresero che Stradella si trovava a Roma con la donna che faceva passare per sua moglie. Ne informarono il nobile veneziano, promettendogli che non avrebbero fallito nel compiere la missione di morte che era stata loro affidata. Giunti a Roma, sapendo che l'indomani Stradella avrebbe dovuto eseguire un'opera spirituale che gli italiani chiamano oratorio, nella chiesa di San Giovanni in Laterano, alle cinque della sera, vi si recarono, certi di non lasciarselo sfuggire, ma l'ovazione che tutto il popolo tributò al musicista, unita all'impressione che la bellezza della musica fece nel cuore degli assassini, cambiò come per miracolo il furore in pietà ed entrambi si convinsero che era male attentare alla vita di un uomo il cui genio per la musica attirava l'ammirazione di tutta Italia e risolsero di salvarlo, invece che ucciderlo. L'attesero all'uscita dalla chiesa e gli fecero, per strada, un complimento per l'oratorio, svelandogli il loro intento e di come, toccati dalla sua musica, avessero mutato parere, e gli consigliarono di partire l'indomani stesso per un luogo sicuro. Loro, intanto, avrebbero mandato dire al signor Pig*** che la loro vittima era partita da Roma la sera prima del loro arrivo, per non essere sospettati di negligenza.
Stradella non se lo fece dire due volte, partì per Torino con la donna, gli assassini tornarono a Venezia e convinsero il nobile che Stradella era partito prima del loro arrivo, dicendo loro di saperlo a Torino, città in cui non è facile commettere un omicidio, come in altre regioni d'Italia, per via della severità della giustizia, ma il nobile pensava ugualmente a come attuare la sua vendetta a Torino e per essere più sicuro ingaggiò il padre della donna che partì da Venezia con altri due assassini per andare a pugnalare sua figlia e Stradella a Torino. Un giorno, verso le sei, Stradella fu attaccato da questi tre che gli diedero un colpo di pugnale al petto ciascuno. Il fatto fu notato da molte persone e produsse una così grande agitazione che furono subito chiuse le porte della città, ma, fortunatamente, Stradella non morì per le ferite riportate. Non sfuggì però alla vendetta del signor Pig*** che da quel giorno prese a farlo spiare. Un mese dopo la sua guarigione volle per curiosità andare a vedere Genova con la donna che si chiamava Ortensia e che aveva sposato durante la sua convalescenza. Ma il giorno dopo il loro arrivo, furono trucidati entrambi nella loro camera. Così periva il più grande musicista d'Italia nell'anno 1670.»
Le circostanze di questa avventura sono descritte in modo abbastanza vivo e dettagliato. Il medico Bourdelot, che morì poi nel 1685, aveva probabilmente potuto raccogliere le notizie su Stradella dalle testimonianze dei contemporanei. Nel suo racconto, tuttavia, si mescolano fatti realmente accaduti, come la fuga a Torino e il trasferimento a Genova, con altri non comprovati, che riportano in modo distorto eventi che potrebbero aver avuto luogo. Per esempio, l'anno di morte di Stradella non è il 1670 ma il 1682; l'oratorio San Giovanni Battista fu eseguito a Roma, nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini e non a San Giovanni in Laterano, nel 1675, e dunque prima della fuga a Venezia. Non risulta inoltre che nella città lagunare abbia mai ricevuto l'invito a comporre un'opera. È vero che Stradella fuggì da Torino a Genova dopo essere scampato a un agguato dei sicari inviati da un nobile veneziano, ma non risulta che abbia mai contratto matrimonio con la donna con cui era fuggito, la quale comunque non si chiamava Ortensia, e neppure che si sia recato a Roma con lei.
La vita movimentata e la morte violenta ispirarono i soggetti di alcune opere musicali. Il più famoso tra i compositori che cercarono di narrare la sua vita attraverso la musica fu Friedrich von Flotow, autore dell'Alessandro Stradella (1844), opera rappresentata più volte in molti teatri del mondo.
Inoltre sono tutti ispirati dall'opera letteraria di Pierre & Jacques Bonnet-Bourdelot i seguenti libretti:
Ogni anno in Italia, a Nepi, Viterbo e in altri comuni del Viterbese (Caprarola, Castel S. Elia, Ronciglione) si svolge il Festival Barocco Alessandro Stradella, nel cui ambito vengono eseguite e registrate le opere del compositore. La direzione artistica è affidata al M° Andrea De Carlo.