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I pescatori di perle

Compositore: Bizet Georges

Strumenti: Voce Mixed chorus Orchestra

Tags: Opere

#Parti
#Arrangiamenti

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Complete. Complete Score (color) PDF 12 MBComplete. Complete Score (mono) PDF 11 MB
Cover, Table of Contents, Prelude, Act I PDF 24 MBAct II PDF 20 MBAct III PDF 18 MB
Selections. Act I, Duet: "Au fond du temple saint" PDF 3 MB
Complete. Act I PDF 11 MBComplete. Act II PDF 9 MBComplete. Act III PDF 7 MB
Selections. Act I, Romance: "Je crois entendre encore" (G minor) PDF 0 MB
Complete. Complete Score PDF 33 MBComplete. Complete Score (color) PDF 12 MBComplete. Complete Score (mono) PDF 9 MB
Complete. Complete Score PDF 10 MB
Selections. Act II, Chanson: "De mon amie" (C minor, high voice) PDF 0 MB

Parti per:

Voce
TuttoVioloncelloViolinoViolaTromboneTrombaTimpanoSassofono contraltoOboeFlautiFagottoCorno ingleseCornoClarinettoArpa

Arrangiamenti:

Altri

Romance: "Je crois entendre encore" (Act I). Contrabbasso + Pianoforte (Farid Zehar)Romance: "Je crois entendre encore" (Act I). Arpa (Verdalle, Gabriel)Romance: "Je crois entendre encore" (Act I). Pianoforte (Unknown)
Wikipedia
I pescatori di perle (Les pêcheurs de perles) è un'opera lirica in tre atti di Georges Bizet, su libretto di Michel Carré e Eugène Cormon.
È oggi considerata il primo capolavoro operistico di Bizet, che all'epoca non aveva ancora compiuto i 25 anni. L'opera, di ambientazione esotica, gli fu commissionata da Léon Carvalho, il direttore del Théâtre Lyrique di Parigi. Alla prima - il 29 settembre 1863 - ottenne un discreto successo di pubblico ma una fredda accoglienza da parte della critica, nonostante in favore del giovane compositore si fossero levate le voci autorevoli di Ludovic Halévy e Hector Berlioz.Restò in cartellone fino alla fine di novembre, per un totale di 18 repliche; ma da allora scomparve dai teatri francesi. Lo stesso compositore apportò in seguito alcune modifiche alla partitura, ma non ebbe mai la possibilità di rivedere l'opera in scena.
I pescatori di perle fu ripresa solo molti anni dopo la morte dell'autore, nel 1893, durante l'Esposizione universale di Parigi, presentata in lingua italiana dall'editore Sonzogno nella traduzione di Angelo Zanardini e con un finale posticcio.
In seguito la fama dell'opera in Italia fu legata soprattutto alla romanza del tenore Je crois entendre encore che, nella traduzione italiana (Mi par d'udir ancora), diventò il cavallo di battaglia dei più grandi tenori lirico-leggeri, da Tito Schipa a Beniamino Gigli.
Col tempo, tuttavia, Les Pêcheurs de perles ha conosciuto una piena riabilitazione ed è oggi entrata in repertorio, eseguita anche in Italia in lingua francese. Il limite dell'opera è in genere individuato nel libretto, piuttosto sgangherato, ma la partitura musicale ha l'espressiva morbida, elegante e sensuale del miglior Bizet ed è orchestrata magistralmente.
L'azione si svolge nell'isola di Ceylon.
Un gruppo di pescatori di perle danza e brinda sulla spiaggia. Hanno deciso di scegliere un capo che li guidi e li protegga e la scelta cade su Zurga (baritono), a cui tutti giurano obbedienza. Sopraggiunge il pescatore Nadir (tenore), amico di gioventù di Zurga. Rimasti soli, i due amici rievocano un misterioso episodio, che ancora li turba, accaduto una sera di molti anni prima alle porte di Kandy l'apparizione di una donna velata, un'affascinante sacerdotessa al cui passaggio la folla si chinava. Da allora quella visione è rimasta nei loro cuori, ma entrambi giurano che nessun sentimento d'amore per una donna potrà mai dividerli.
Una piroga attracca sull'isola. Ne scende una fanciulla velata, Léïla (soprano), accompagnata dal sacerdote Nourabad (basso). I pescatori danno il benvenuto all'ospite e la invitano a cantare per allontanare gli spiriti delle onde. La vergine consacrata pronuncia un giuramento di fedeltà e castità e promette di non togliersi mai il velo, pena la morte. Dovrà attendere su una roccia, sola, tutta la notte, affrontando se necessario anche la tempesta. Quando Nadir, impietosito dal pericolo che incombe sulla sacerdotessa, le si avvicina, Léïla riconosce in lui il giovane incontrato a Candi e mai dimenticato. Nasconde però il suo turbamento e, dopo aver rinnovato le sue promesse, si avvia verso il tempio con Nourabad.
Si fa sera: i sacerdoti accendono i fuochi, Nadir pensa all'affascinante creatura di cui sente ancora aleggiare nell'aria la voce e si assopisce su una stuoia. Finché viene svegliato dal canto di Léïla che, attorniata dai fachiri, invoca il dio Brahmā. Nadir scivola verso la roccia, si avvicina alla fanciulla e la chiama. Nel chinarsi verso di lui, Léïla fa cadere il velo: i due finalmente si riconoscono.
È notte. Léïla incontra Nourabad presso le rovine di un tempio e gli narra di essersi imbattuta da bambina in un uomo inseguito da una turba di nemici, di averlo salvato e di aver ricevuto da lui in segno di gratitudine una collana (più tardi si scoprirà che quest'uomo è Zurga). Poi, rimasta sola, vince la paura pensando al giovane che ama e di cui le sembra di sentire la presenza calda e rassicurante accanto a sé. Ma non è una suggestione: cantando una canzone malinconica, Nadir le si avvicina e i due giovani finalmente si dichiarano, decidendo di sfidare il destino pur di non rinunciare al loro amore.
È in arrivo un pauroso temporale. Gli innamorati si separano ma Nourabad, che li ha scorti, ordina alle guardie di arrestare Nadir. Sopraggiunge tuttavia Zurga che, forte del suo potere, ordina ai pescatori di liberare i prigionieri. Ma quando Nourabad strappa il velo a Léïla ed egli riconosce la fanciulla del tempio, credendosi tradito dall'amico, ordina che i due vengano tratti a morte.
È ancora notte, il temporale sta per cessare. Zurga, passato il primo momento di furore, è pentito di aver condannato a morte l'amico e la donna amata; ma quando Léïla si reca da lui supplicandolo di uccidere solo lei e di salvare Nadir, egli cade preda di una furiosa gelosia e cambia nuovamente parere: morranno entrambi.
Ormai rassegnata a morire, Léïla consegna ad un giovane pescatore la collana ricevuta dallo sconosciuto, pregandolo di consegnarla a sua madre. Zurga riconosce l'oggetto: è lui il fuggiasco che l'ha donato alla bambina, a cui deve la vita.
La scena cambia: Nadir è in catene accanto al rogo, già approntato per il supplizio. Attorno a lui gli indiani bevono e danzano freneticamente. Quando Nourabad e i fachiri stanno per dare inizio all'esecuzione un violento bagliore rosso illumina il fondo della scena. Gli indiani corrono atterriti alle loro tende e Zurga - che ha attizzato l'incendio per favorire la fuga dei prigionieri - spezza le loro catene. Quindi rimane solo nella foresta in attesa che si compia il suo destino.
La partitura di Bizet prevede:
Sulla scena (parti eseguite da strumentisti dell'orchestra):