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Arturo Toscanini

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Arturo Toscanini (Parma, 25 marzo 1867 – New York, 16 gennaio 1957) è stato un direttore d'orchestra italiano.
Viene considerato uno dei più grandi direttori d'orchestra di tutti i tempi per l'omogeneità e la brillante intensità del suono, la grande cura dei dettagli, il perfezionismo e l'abitudine di dirigere senza partitura grazie a un'eccezionale memoria fotografica. Viene ritenuto in particolare uno dei più autorevoli interpreti di Verdi, Beethoven, Brahms e Wagner.
Fu uno dei più acclamati musicisti della fine del XIX e della prima metà del XX secolo, acquisendo fama internazionale anche grazie alle trasmissioni radiofoniche e televisive e alle numerose incisioni come direttore musicale della NBC Symphony Orchestra. Refrattario in vita all'idea di ricevere premi e decorazioni di sorta (tanto da rifiutare la nomina a senatore a vita propostagli da Einaudi, vd. infra), a trent'anni dalla morte fu insignito del Grammy Lifetime Achievement Award.
Nel dicembre 2011, un sondaggio della rivista specializzata Classic Voice lo ha classificato quarto più grande direttore d'orchestra di tutti i tempi, dopo Carlos Kleiber, Leonard Bernstein e Herbert von Karajan, ma prima del suo "rivale" Wilhelm Furtwängler.
Toscanini nacque a Parma, nel quartiere Oltretorrente, il 25 marzo del 1867, figlio del sarto e garibaldino Claudio Toscanini, originario di Cortemaggiore (in provincia di Piacenza), e della sarta parmense Paola Montani; il padre era un grande appassionato di arie d'opera, che intonava in casa con amici dopo averle apprese al Teatro Regio, che frequentava spesso da spettatore. Questa passione contagiò anche il piccolo Arturo, e del suo talento si accorse non il padre ma una delle sue maestre, una certa signora Vernoni, che notandolo memorizzare poesie dopo una singola lettura, gli diede gratuitamente le prime lezioni di solfeggio e pianoforte. Arturo dimostrò nuovamente memoria eccezionale: era in grado di riprodurre al pianoforte musiche che aveva sentito anche soltanto canticchiare; la maestra Vernoni suggerì ai genitori l'iscrizione del figlio alla Regia Scuola di Musica, il futuro Conservatorio di Parma.
A nove anni, Arturo Toscanini vi si iscrisse, vincendo una borsa di studio non nell'adorato pianoforte bensì in violoncello (divenendo allievo di Leandro Carini) e composizione (allievo di Giusto Dacci). Nel 1880, studente tredicenne, gli venne concesso per un anno di essere violoncellista nell'orchestra del Teatro Regio. Si diplomò nel 1885 con lode distinta e premio di 137,50 lire.
Nel 1886 si unì come violoncellista e secondo maestro del coro a una compagnia operistica per una tournée in Sudamerica. In Brasile il direttore d'orchestra, il locale Leopoldo Miguez, in aperto contrasto con gli orchestrali abbandonò la compagnia dopo una sola opera (il Faust di Charles Gounod), con una dichiarazione pubblica ai giornali (che avevano criticato la sua direzione) nella quale imputava tutto al comportamento degli orchestrali italiani. Il 30 giugno 1886 la compagnia doveva rappresentare al Teatro Lirico di Rio de Janeiro l'Aida di Giuseppe Verdi con un direttore sostituto, il piacentino Carlo Superti; Superti fu però pesantemente contestato dal pubblico, e non riuscì neanche a dare l'attacco all'orchestra. Nel caos più totale Toscanini, incitato da alcuni colleghi strumentisti per la sua grande conoscenza dell'opera, prese la bacchetta, chiuse la partitura e incominciò a dirigere l'orchestra a memoria. Ottenne un grandissimo successo, iniziando così la carriera di direttore a soli 19 anni, continuando a dirigere nella tournée. Al ritorno in Italia, su consiglio e mediazione del tenore russo Nikolaj Figner, si presentò a Milano dall'editrice musicale Giovannina Strazza (vedova di Francesco Lucca), e venne scelto da Alfredo Catalani in persona per la direzione al Teatro Carignano di Torino per la sua opera Edmea, andata in scena il 4 novembre dello stesso 1886 ottenendo un trionfo e critiche entusiaste.
Successivamente riprese per un breve periodo la carriera di violoncellista; fu secondo violoncello alla prima di Otello, diretta al Teatro alla Scala da Franco Faccio il 5 febbraio 1887, e per l'occasione ebbe modo di entrare in contatto con Giuseppe Verdi.
Nel frattempo, prima di intraprendere a pieno ritmo la carriera di direttore d'orchestra, tra il 1884 e il 1888 Toscanini si era dedicato alla composizione di alcune liriche per voce e pianoforte. Si ricordano: Spes ultima dea, Son gelosa, Fior di siepe, Desolazione, Nevrosi, Canto di Mignon, Autunno, V'amo, Berceuse per pianoforte.
Il 21 maggio 1892, al Teatro Dal Verme di Milano, diresse la prima di Pagliacci, di Ruggero Leoncavallo.
Nel 1895, nel nome di Wagner, avvenne l'esordio da direttore al Teatro Regio di Torino, con il quale collaborò fino al 1898 e di cui, il 26 dicembre 1905, inaugurò la nuova sala con Sigfrido. Nel giugno 1898 iniziò a dirigere al Teatro alla Scala (fino al 1903 e nel 1906/1907), col duca Guido Visconti di Modrone come direttore stabile, il librettista e compositore Arrigo Boito vice-direttore e Giulio Gatti Casazza amministratore. Toscanini divenne il direttore artistico del teatro milanese e, sulla scia delle innovazioni portate dal suo idolo Richard Wagner, si adoperò per riformare il modo di rappresentare l'opera, ottenendo nel 1901 quello che ai tempi era il sistema di illuminazione scenica più moderno e nel 1907 la fossa per l'orchestra; pretese inoltre che le luci in sala venissero spente durante la rappresentazione, proibì l'ingresso agli spettatori ritardatari, vietò alle signore di tenere in testa il cappello e tolse di mezzo i bis; ciò creò non poco scompiglio, dato che i più consideravano il teatro d'opera anche come un luogo di ritrovo, per chiacchiere e far mostra di sé. Come scrisse il suo biografo Harvey Sachs: "egli credeva che una rappresentazione non potesse essere artisticamente riuscita finché non si fosse stabilita un'unità di intenti tra tutti i componenti: cantanti, orchestra, coro, messa in scena, ambientazione e costumi". Il 26 febbraio 1901, in occasione della traslazione delle salme di Giuseppe Verdi e di Giuseppina Strepponi dal Cimitero Monumentale di Milano a Casa Verdi, diresse 120 strumentisti e circa 900 voci nel Va, pensiero, che non compariva alla Scala da vent'anni. Nel 1908 si dimise dalla Scala e dal 7 febbraio fu invitato a dirigere presso il teatro Metropolitan di New York, venendo molto contestato per la sua decisione di abbandonare l'Italia. Proprio durante tale esperienza Toscanini comincerà a considerare gli Stati Uniti d'America come la sua seconda patria.
Schierato per l'interventismo, rientrò nel 1915, all'ingresso dell'Italia in guerra, e si esibì esclusivamente in concerti di propaganda e beneficenza; dal 25 al 29 agosto 1917, per allietare gli animi dei combattenti, diresse una banda sul Monte Santo appena conquistato durante la battaglia dell'Isonzo; per tale atto venne decorato con una Medaglia d'argento al valor civile. Subito dopo la fine della guerra, nel giro di pochissimi anni si impegnò nella riorganizzazione dell'orchestra scaligera (con la quale era tornato a collaborare), che trasformò in ente autonomo.
Ancora per spirito patriottico, nel 1920 si recò a Fiume per dirigere un concerto e incontrare l'amico Gabriele d'Annunzio, che con i suoi legionari aveva occupato la città contesa dagli slavi e dal governo italiano.
Diresse anche la New York Philharmonic (1928-1936, che portò in Europa nel 1930) e fu presente al Festival di Bayreuth, tempio di Wagner (1930-1931, dove fu il primo direttore non tedesco e dove si esibì gratuitamente, considerandolo un grande onore), e al Festival di Salisburgo (1934-1937).
Di idee socialiste, dopo un'iniziale condivisione del programma fascista (nel novembre 1919 si era candidato alle elezioni politiche nel collegio di Milano nella lista dei fasci di combattimento con Mussolini e Marinetti, ma non fu eletto), se ne allontanò a causa del progressivo scivolamento a destra di Mussolini, divenendone un forte oppositore già prima della marcia su Roma. Fu una voce critica e stonata nella cultura omologata al regime, riuscendo, grazie all'enorme prestigio internazionale, a mantenere l'Orchestra del Teatro alla Scala sostanzialmente autonoma nel periodo 1921-1929. Al riguardo si rifiutò di dirigere la prima di Turandot dell'amico Giacomo Puccini, se Mussolini fosse stato presente in sala.
Per questi atteggiamenti di aperta ostilità al regime subì una campagna di stampa avversa sul piano artistico e personale, mentre le autorità disposero provvedimenti come lo spionaggio su telefonate e corrispondenza e il ritiro temporaneo del passaporto a lui e famiglia; tutto ciò contribuì a mettere in pericolo la sua carriera e, come accadrà a Bologna, la sua stessa vita.
Il 14 maggio 1931, trovandosi a Bologna per dirigere al Teatro Comunale un concerto della locale orchestra in commemorazione di Giuseppe Martucci, si era rifiutato in partenza di eseguire come introduzione gli inni Giovinezza e Marcia Reale, al cospetto di Leandro Arpinati, Costanzo Ciano e di vari gerarchi; dopo lunghe negoziazioni, che il Maestro non aveva accettato, si arrivò alla defezione di Arpinati e Ciano, e alla perdita di ufficialità del concerto, e di conseguenza alla non necessità di esecuzione degli inni; ma Toscanini, al suo arrivo in macchina al teatro in compagnia della figlia Wally, proveniente dall'hotel e in ritardo a causa delle negoziazioni, appena sceso, venne circondato e aggredito da un folto gruppo di fascisti, fortemente schiaffeggiato sulla guancia sinistra si presume dalla camicia nera Guglielmo Montani, e colpito da una serie di pugni a viso e collo; fu messo in salvo dal suo autista che lo spinse in macchina, affrontò brevemente gli aggressori e poi ripartì; il gruppo di fascisti giunse poi all'hotel e intimò a Toscanini di andarsene immediatamente; verso le ore 2 della notte, dopo aver dettato un durissimo telegramma di protesta a Mussolini in persona in cui denunciava di essere stato aggredito da “una masnada inqualificabile” (telegramma che non avrà risposta), avendo persino rifiutato di farsi visitare da un medico, partì in macchina da Bologna diretto a Milano, mentre gli organismi fascisti si preoccupavano che la stampa, sia italiana sia estera, non informasse dell'accaduto. Da quel momento Toscanini visse principalmente a New York; per qualche anno tornò regolarmente a dirigere in Europa, ma non in Italia, dove tornerà a dirigere solamente alla fine del fascismo e della seconda guerra mondiale.
Nel 1933 infranse i rapporti anche con la Germania nazista, rispondendo con un rifiuto duro e diretto a un invito personale di Adolf Hitler a quello che sarebbe stato il suo terzo Festival di Bayreuth. Le sue idee lo portarono fino in Palestina, dove il 26 dicembre 1936 fu chiamato a Tel Aviv per il concerto inaugurale dell'Orchestra Filarmonica di Palestina (ora Orchestra Filarmonica d'Israele), destinata ad accogliere e a dare lavoro ai musicisti ebrei europei in fuga dal nazismo, e che diresse gratuitamente. Nel 1938, dopo l'annessione dell'Austria da parte della Germania, abbandonò anche il Festival di Salisburgo, nonostante fosse stato caldamente invitato a rimanere. Nello stesso anno inaugurò il Festival di Lucerna (per l'occasione molti, soprattutto antifascisti, vi andarono dall'Italia per seguire i suoi concerti); inoltre, quando anche il governo italiano, in linea con l'alleato tedesco, adottò una politica antisemita promulgando le leggi razziali del 1938, Toscanini mandò su tutte le furie Mussolini definendole, in un'intercettazione telefonica che gli causò un nuovo temporaneo ritiro del passaporto, "roba da Medioevo"; ribadì inoltre in una lettera all'amante pianista Ada Colleoni: "maledetti siano l'asse Roma-Berlino e la pestilenziale atmosfera mussoliniana".
L'anno successivo, anche a seguito della sempre più dilagante persecuzione razziale, abbandonò totalmente l'Europa per gli Stati Uniti d'America.
Dagli Stati Uniti d'America continuò a servirsi della musica per lottare contro il fascismo e il nazismo, e si adoperò per cercare casa e lavoro a ebrei, politici e oppositori perseguitati e fuoriusciti dai regimi; l'Università di Georgetown, a Washington, gli conferì una laurea honoris causa. Per lui, inoltre, nel 1937 era stata appositamente creata la NBC Symphony Orchestra, formata dai più virtuosi musicisti americani, che diresse regolarmente fino al 1954 su radio e televisioni nazionali, divenendo il primo direttore d'orchestra ad assurgere al ruolo di stella dei mass media.
Albert Einstein gli scrisse: "(…) sento la necessità di dirle quanto l'ammiri e la onori. Lei non è soltanto un impareggiabile interprete della letteratura musicale mondiale (…). Anche nella lotta contro i criminali fascisti lei ha mostrato di essere un uomo di grandissima dignità. Sento pure la più profonda gratitudine per quanto avete fatto sperare con la vostra opera di promozione di valori, inestimabile, per la nuova Orchestra di Palestina di prossima costituzione. Il fatto che esista un simile uomo nel mio tempo compensa molte delle delusioni che si è continuamente costretti a subire".
Durante la seconda guerra mondiale diresse esclusivamente concerti di beneficenza a favore delle forze armate statunitensi e della Croce Rossa, riuscendo a raccogliere ingenti somme di danaro. Si adoperò anche per la realizzazione di un filmato propagandistico nel quale dirigeva due composizioni di Giuseppe Verdi dall'alto valore simbolico: l'ouverture della Forza del destino e l'Inno delle Nazioni, da lui modificato variando in chiave antifascista l'Inno di Garibaldi e inserendovi l'inno nazionale statunitense e L'Internazionale. Nel 1943 il Teatro alla Scala, sui cui muri esterni figuravano scritte quali "Lunga vita a Toscanini" e "Ritorni Toscanini", venne parzialmente distrutto durante un violento bombardamento da parte di aerei alleati. La ricostruzione avvenne in tempi rapidi, grazie anche alle ingenti donazioni versate dal Maestro.
Il 13 settembre 1943 la rivista statunitense Life pubblicò un lungo articolo di Arturo Toscanini col titolo "Appello al Popolo d’America". L’articolo era in precedenza un’accorata lettera privata di Toscanini al presidente Franklin Delano Roosevelt. "Le assicuro, caro presidente, - scrive Toscanini - che persevero nella causa della libertà la cosa più bella cui aspira l’umanità (...) chiediamo agli Alleati di consentire ai nostri volontari di combattere contro gli odiati nazisti sotto la bandiera italiana e in condizioni sostanzialmente simili a quelle dei Free French. Solo in questo modo noi italiani possiamo concepire la resa incondizionata delle nostre forze armate senza ledere il nostro senso dell’onore. (...)".
Nel 1946 Toscanini, settantanovenne, ritornò in Italia per dirigere lo storico concerto di riapertura del Teatro alla Scala, ricordato come il concerto della liberazione, dedicato in gran parte all'opera italiana, e probabilmente per votare a favore della Repubblica. Quella sera dell'11 maggio il teatro si riempì fino all'impossibile; il programma vide l'ouverture de La gazza ladra di Rossini, il coro dell'Imeneo di Händel, il Pas de six e la Marcia dei Soldati dal Guglielmo Tell di Rossini, la preghiera dal Mosè in Egitto sempre di Rossini, l'ouverture e il coro degli ebrei del Nabucco di Verdi, l'ouverture de I vespri siciliani e il Te Deum anch'essi di Verdi, l'intermezzo e alcuni estratti dall'atto III di Manon Lescaut di Puccini, il prologo e alcune arie dal Mefistofele di Boito. In quell'occasione esordì alla Scala Renata Tebaldi, definita da Toscanini "voce d'angelo".
Diresse ancora alla Scala il concerto commemorativo di Arrigo Boito, comprendente la Nona sinfonia di Beethoven, nel 1948; inoltre la Messa di requiem di Verdi nel 1950 e, come ultima volta, un concerto dedicato a Wagner nel settembre 1952.
Il 5 dicembre 1949 venne nominato senatore a vita per alti meriti artistici, ma decise di rinunciare alla carica il giorno successivo. Mandò, da New York, un telegramma di rinuncia all'allora presidente della Repubblica Luigi Einaudi:
«È un vecchio artista italiano, turbatissimo dal suo inaspettato telegramma che si rivolge a Lei e la prega di comprendere come questa annunciata nomina a senatore a vita sia in profondo contrasto con il suo sentire e come egli sia costretto con grande rammarico a rifiutare questo onore. Schivo da ogni accaparramento di onorificenze, titoli accademici e decorazioni, desidererei finire la mia esistenza nella stessa semplicità in cui l'ho sempre percorsa. Grato e lieto della riconoscenza espressami a nome del mio paese pronto a servirlo ancora qualunque sia l'evenienza, la prego di non voler interpretare questo mio desiderio come atto scortese o superbo, ma bensì nello spirito di semplicità e modestia che lo ispira… accolga il mio deferente saluto e rispettoso omaggio.»
Si ritirò a 87 anni, dopo una straordinaria carriera duratane 68; il suo ultimo concerto, interamente dedicato a Wagner, compositore sempre molto amato, fu con la NBC Symphony Orchestra, il 4 aprile 1954 alla Carnegie Hall di New York, in diretta radiofonica. Proprio in occasione di quell'ultimo concerto il Maestro, celebre anche per la sua straordinaria memoria, per la prima volta perse la concentrazione e smise di battere il tempo.
Vi furono ben 14 secondi di silenzio (in radio fu immediatamente fatto scattare un dispositivo di sicurezza che trasmise musica di Brahms), dopo i quali riprese la direzione del brano dell'opera Tannhäuser. Alla fine del concerto raggiunse rapidamente il camerino, mentre in teatro gli applausi sembravano non smettere più. La reazione dei tecnici radiofonici è stata a posteriori giudicata eccessiva e forse dettata dal panico: Toscanini, in realtà, perse sì la concentrazione, ma si ricompose immediatamente e riprese a dirigere l'orchestra, che in realtà non aveva mai smesso di suonare.
A dicembre del 1956, debilitato da problemi di salute legati all'età, espresse il desiderio di trascorrere l’ultimo dell’anno con tutta la famiglia; così il figlio Walter organizzò una grande festa con figli, nipoti, vari parenti e amici, e a mezzanotte il Maestro, apparso insolitamente allegro ed energico, volle abbracciare tutti uno per uno. Se ne andò a letto alle due. Al mattino di Capodanno del 1957, alzatosi attorno alle 7, uscì dal bagno colpito da trombosi cerebrale; visse fino al 16 gennaio in stato di semincoscienza.
Si spense alle soglie dei 90 anni nella sua casa newyorkese di Riverdale, il 16 gennaio 1957; la salma ritornò il giorno dopo in Italia con un volo diretto all'Aeroporto di Ciampino, a Roma, e venne accolta all'arrivo da una folla di persone; giunta a Milano, la camera ardente e il funerale furono allestiti presso il Teatro alla Scala, e la gente salì anche sui tetti per poter vedere qualcosa.
Composto da una marea di persone, il corteo funebre si avviò verso il Cimitero Monumentale di Milano, dove il Maestro venne tumulato nell'Edicola 184 del Riparto VII, tomba di famiglia precedentemente edificata alla morte del figlioletto Giorgio dall'architetto Mario Labò, e scolpita dallo scultore Leonardo Bistolfi con tematiche rappresentanti l'infanzia e il viaggio per mare (Giorgio era morto di una difterite fulminante a Buenos Aires a seguito del padre in tournée, ed era ritornato a Milano defunto in nave).
Il nome di Arturo Toscanini si è successivamente meritato l'iscrizione al Famedio del medesimo cimitero.
Arturo era il primogenito; dopo di lui i genitori ebbero tre figlie: Narcisa (1868-1878), Ada (1875-1955) e Zina (1877-1900).
Toscanini sposò la milanese Carla De Martini (nata nel 1877) a Conegliano il 21 giugno 1897; la moglie diverrà sua manager. Ebbero quattro figli: Walter, nato il 19 marzo 1898 e morto il 30 luglio 1971, storico e studioso del balletto, che sposò la celebre prima ballerina Cia Fornaroli; Wally, nata il 16 gennaio del 1900, chiamata come la protagonista dell'ultima opera dell'amico scomparso Alfredo Catalani, La Wally, nel corso della seconda guerra mondiale elemento importante della Resistenza italiana e successivamente fondatrice di un'associazione per la ricostruzione del Teatro alla Scala distrutto dai bombardamenti alleati, nonché moglie del conte Emanuele di Castelbarco e celebre animatrice del jet set internazionale, morta l'8 maggio 1991; il predetto Giorgio, nato nel settembre 1901 e morto di difterite il 10 giugno 1906 e Wanda Giorgina, nata il 7 dicembre del 1907, diventata celebre per avere sposato il pianista russo-ucraino e amico di famiglia Vladimir Horowitz, morta il 21 agosto 1998.
Il 23 giugno 1951 la moglie morì a Milano e Toscanini rimase vedovo.
Toscanini ebbe varie relazioni extraconiugali, come, ad esempio, con il soprano Rosina Storchio, dalla quale nel 1903 ebbe il figlio Giovanni Storchio, nato cerebroleso e morto sedicenne il 22 marzo 1919, e con il soprano Geraldine Farrar, che gli impose di lasciare moglie e figli per sposarla. Non gradendo l'ultimatum, nel 1915 Toscanini si dimise da direttore d'orchestra principale del Metropolitan e ritornò in Italia. Ebbe anche una relazione durata sette anni (dal 1933 al 1940) con la pianista Ada Colleoni, amica delle figlie e divenuta moglie del violoncellista Enrico Mainardi; tra i due, nonostante vi fossero trenta anni di differenza, nacque un profondo legame, come risulta da una raccolta di circa 600 lettere e 300 telegrammi che il Maestro le inviò.
Toscanini fu pressoché idolatrato dalla critica finché fu in vita, e la RCA Victor, che l'aveva sotto contratto, non si faceva problemi a definirlo il miglior direttore d'orchestra mai esistito. Tra i suoi sostenitori non vi erano solo i critici musicali, ma anche musicisti e compositori: un parere d'eccezione viene da Aaron Copland.
Tra le critiche che gli furono mosse, spicca quella "revisionista", secondo la quale l'impatto di Toscanini sulla musica americana è da giudicare in definitiva più negativo che positivo, poiché il Maestro prediligeva la musica classica europea a quella a lui contemporanea. Tale bacchettata venne dal compositore Virgil Thompson, il quale deprecò la poca attenzione di Toscanini per la musica "contemporanea". Va tuttavia sottolineato come Toscanini abbia speso parole d'ammirazione per compositori a lui senz'altro contemporanei, quali Richard Strauss e Claude Debussy, di cui diresse e incise la musica. Altri compositori attivi nel XX secolo di cui Toscanini diresse la musica furono Stravinskij, Shostakovich (sinfonie numero 1 e 7) e Gershwin, del quale diresse i tre lavori maggiori (Rapsodia in Blu, Un americano a Parigi e il Concerto in Fa).
Un'altra celebre critica mossa a Toscanini era quella di essere troppo "metronomico", cioè di battere il tempo fin troppo rigidamente. Questo aspetto della sua direzione gli valse la rivalità di Wilhelm Furtwängler.
Nota è l'aspra discussione sorta fra Toscanini e Maurice Ravel in relazione ai tempi della partitura del Bolero alla prima esecuzione newyorkese nel 1930. Il direttore affrettò esageratamente il tempo e lo allargò invece nel finale; Ravel gli ricordò che il suo brano andava eseguito con un unico tempo dall'inizio alla fine e che nessuno poteva prendersi certe libertà, egli, dopo la prima esecuzione, aveva infatti fatto preparare un avviso in cui si avvertiva che il Bolero doveva durare esattamente diciassette minuti.
Toscanini diresse le prime mondiali di molte opere, incluse quattro che sono entrate a far parte del repertorio operistico classico: Pagliacci, La bohème, La fanciulla del West e Turandot. Diresse inoltre le prime rappresentazioni italiane di Siegfried, Götterdämmerung, Salomè, Pelléas et Mélisande, quelle sudamericane di Tristan und Isolde e Madama Butterfly e la nord americana di Boris Godunov. Si elencano di seguito le prime assolute:
Toscanini registrò 191 dischi, specialmente verso la fine della carriera, molti dei quali sono ancora ristampati. Inoltre sono conservate molte registrazioni di esibizioni televisive e radiofoniche. Particolarmente apprezzate sono quelle dedicate a Beethoven, Brahms, Wagner, Richard Strauss, Debussy tra gli stranieri, Rossini, Verdi, Boito e Puccini tra gli italiani.
Alcune delle esecuzioni disponibili sono:
I beni che documentano la vita di Toscanini sono stati dati dai suoi eredi a istituzioni pubbliche italiane e statunitensi. A New York presso la New York Public Library si conservano molte delle partiture annotate e la rassegna stampa degli eventi che videro protagonista il Maestro; alcuni documenti sono invece conservati presso la Fondazione Arturo Toscanini di Parma; a Milano si trovano documenti presso l'archivio del Museo Teatrale alla Scala, l'Archivio di Stato e il Conservatorio di musica "Giuseppe Verdi"; il 19 dicembre 2012 vi fu un'asta su lotti di lettere e spartiti del Maestro: tutto ciò rischiava di andare disperso, ma 60 lotti su 73 andarono all'Archivio di Stato.
A Parma si visita la Casa natale di Toscanini e, all'interno del Museo storico del Conservatorio "Arrigo Boito", si visita una ricostruzione dello studio personale della casa di via Durini a Milano, con suoi oggetti e documenti reali.